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Supplemento di Segnalazioni Bibliografiche Gennaio 2000 Are
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"L'ultimo sballo"
Londra rappresenta da sempre una città che fa tendenza nell’uso di nuove sostanze Negli ultimi tempi sembra che stia prendendo sempre più forza l’abitudine di assumere, insieme a droghe eccitanti come l’ecstasy o la cocaina, pillole di Viagra. L’effetto provocato è duplice: l'ecstasy agisce sul cervello condizionando l'umore e facilitando la socializzazione e lo stimolo sessuale, mentre il Viagra, attraverso l'attivazione di un enzima, permette una maggiore erezione ed una durata più lunga della stessa.
I giovani londinesi interpellati considerano la pratica di assumere la magica pillola prima di ogni rapporto come una necessità oramai consolidata e riescono a procurarsi il farmaco direttamente presso cliniche compiacenti, al "modico" costo iniziale di 600-900 mila lire, comprensive della consultazione medica.
Il Viagra non è comunque una sostanza solo al maschile; sembra che anche molte donne ne facciano uso insieme ad altre droghe.
Questo nuovo tipo di cultura che si va affermando ha creato un mercato nero delle miracolose pasticche, acquistabili anche via Internet, con tutti i rischi conseguenti all’assunzione del farmaco senza un’adeguata assistenza medica.
Fino ad ora, a nulla sembrano servire gli appelli dei medici sull'inopportunità dell'uso congiunto del Viagra con altre droghe, in quanto non si ha la possibilità di prevedere gli effetti di tale interazione sull'organismo. Anche la casa farmaceutica Pfizer, produttrice del farmaco, continua ad assicurare che nei soggetti con una normale attività sessuale il Viagra non produce effetti benefici alcuni. Occorrerà vedere se l'appello verrà ascoltato dai giovani o se prevarrà lo spirito di emulazione dei disc-jockey, veri opinion-leaders nelle discoteche britanniche.
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"Eros dipendenza"
a cura del'Obsevatoire Géopolitique des Drogues A più di un anno dalla commercializzazione del Viagra sono in molti a chiedersi se non sia possibile classificarlo come sostanza stupefacente, vista la propensione a creare una sorta di dipendenza dal farmaco, almeno dal punto di vista psicologico.
Certo, il Viagra si è rivelato molto utile per coloro che vogliono combattere problemi di impotenza sessuale, ma sono anche in moltissimi ad assumere il farmaco per elevare le loro prestazioni sessuali, sia in termini di durata, sia in termini di ripetizione del coito.
La differenza tra le due specie di consumatori consiste nel fatto che mentre i primi utilizzano tale sostanza per correggere una disfunzione fisiologica, in genere avvalendosi della consulenza di un medico, i consumatori "per piacere", solitamente si approvvigionano delle stupefacenti pillole dal mercato nero, i cui prodotti non sono controllati. Il rischio di complicazioni gravissime, che possono condurre alla morte in caso di assunzione di pillole da parte di soggetti che soffrono di disturbi cardiaci, è ormai accertato, come sono dimostrati i problemi causati alla vista (visione blu e lesioni alla retina). Supplemento di Segnalazioni Bibliografiche Gennaio 2000 Area
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"Salute" di Repubblica del 15/07/'99 ativa
"Ecstasy. I pericoli della droga sintetica"
Con il pregio della concisione, l'articolo che qui segnaliamo fornisce informazioni al lettore, sull'origine, gli effetti ed i disturbi causati dalla droga sintetica. Nota come farmaco con effetto anoressizzante, successivamente utilizzato dal controspionaggio USA per il "lavaggio del cervello" delle spie nemiche, l'ecstasy, nel 1985, viene dichiarata illegale a causa degli effetti tossici prodotti.
Infatti dietro l'aspetto innocuo ed accattivante di caramella colorata, si nasconde un prodotto che provoca danni fisici talvolta irreversibili, che possono portare anche alla morte.
Le cause? Non proprio da attribuire alla "molecola del farmaco", che in basse dosi (circa 75 mg), migliora la resistenza fisica, stimola il sistema nervoso, favorisce la disinibizione ed il contatto con gli altri. I problemi insorgono con il sovradosaggio, con l'uso continuato ed associato ad altri elementi (per esempio l'alcool) e soprattutto quando il prodotto utilizzato è frutto di una lavorazione approssimata, realizzata in locali impunemente detti "laboratori", dove le sostanze inquinanti e contaminanti, come ad es. il piombo, sono soggette a minore controllo.
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"Ripartire dalla pericolosità delle sostanze"
a cura del'Obsevatoire Géopolitique des Drogues La politica francese, in merito al problema della lotta alle droghe, ha determinato una svolta importante, in quanto espressione di un ragionamento di tipo scientifico, svincolata da pregiudizi ideologico-culturali. Sono state messe in discussione le tabelle che classificano le droghe secondo il criterio della legalità o della illegalità, per seguirne uno relativo al loro grado di pericolosità sociale ed individuale.
In base a questa riclassificazione, sostanze lecite come l'alcool vengono qualificate quali droghe, data la pericolosità e gli effetti prodotti nell'organismo. Questo indirizzo offre spunti per un'altra riflessione, di tipo politico.
La limitazione di una libertà non può essere dettata se non per tutelare un diritto inviolabile della persona, quale è quello alla salute. Sicché, considerare illecito per esempio il consumo di droghe leggere come i cannabinoidi, che non determinano dipendenza e che non provocano effetti dannosi e, al contrario, permettere il libero consumo di alcool, la cui pericolosità è riconosciuta e supportata dal piano scientifico, costituisce un'incongruenza dal punto di vista della scelta politica.
Ciò è rilevato da Leopoldo Grasso, psicologo, vicepresidente del Gruppo Abele, intervistato dalla rivista <<Animazione Sociale>>, il quale mette in luce come tale nuovo indirizzo politico in Francia, abbia determinato conseguenze anche sul piano della prevenzione. Infatti in Francia, così come in Italia, è vietata la vendita di alcoolici a persone minorenni. Il Grasso, dunque, si schiera a favore della legalizzazione delle droghe leggere, tema lungamente dibattuto anche in Italia, e motiva questa posizione innanzitutto confutando le affermazioni dei sostenitori dell'attuale normativa in merito alle conseguenze socialmente utili che determinerebbe il divieto di consumo delle droghe leggere, che fungerebbe da deterrente per i giovani.
Al divieto potrebbe sostituirsi una'adeguata informazione, avente come oggetto i rischi derivanti alla salute dal consumo delle droghe. Va infine considerato che la proposta di legge del governo francese, nata dalle informazioni del rapporto Roques, può sicuramente costituire un'apertura di tipo razionale nel campo dello scontro ideologico, sul quale il Parlamento italiano è ormai fermo da almeno un decennio.
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"Rassegna italiana di sociologia" n° 4/ottobre '98 tiva
"Mercati delle droghe: opportunità e limitazioni"
di Vincenzo Ruggiero e Nigel South Nel descrivere il consumo di droghe illecite e di attività connesse alla loro distribuzione, l'articolo adotta l'immagine della città come mercato.
Internamente a simile mercato, la sfera irregolare pone in vendita merci legittime, ma anche merci proibite come le droghe. Le attività svolte nei mercati irregolari sono da ritenersi alla stregua di un "lavoro". Il continuum tra i mercati irregolari ed i mercati illegali viene definito dagli autori come un moderno "Bazar", intendendo evocare con questo termine un senso di molteplicità, negoziazione, trattazione.
Buona parte della letteratura sociologica e criminologica è molto incline ad associare i mercati irregolari con la devianza. L'articolo non intende decostruire i concetti ufficiali di bazar e devianza, ma fornisce semplicemente un campionario di tipizzazioni che si incontrano di frequente nella descrizione dei mercati illegali, individuando alcuni tratti che compongono il mondo <<altro>> delle economie illegali e tentando di comprendere come facciano avvertire il proprio riflesso in quelle legali.
Nella prima parte, vengono raggruppate una serie di <<istantanee>> che colgono scene di mercato e di cultura di strada, legata all'economia delle droghe nel Regno Unito e negli Stati Uniti. Nella seconda parte, le suddette immagini vengono collocate sullo sfondo di diverse definizioni della città. In questa sezione, insieme al concetto di bazar, viene esaminata la metafora delle barricate: ne risultano rappresentazioni contraddistinte da opportunità da un lato e limitazioni dall'altro. Nella terza parte, le caratteristiche del bazar vengono riferite al contesto specifico dei mercati delle droghe. Si sottolinea ad esempio, come il bazar, pur nella sua mobilità e flessibilità, rivela una sua specifica rigidità ed una divisione interna di ruoli che avvantaggia solo certuni.
Il bazar, insomma, è dotato di barricate interne che coincidono con altrettante barriere occupazionali. Le economie illegali, dunque, come le economie legittime, sono lontane dal costruire strutture di <<eguali opportunità>>.
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"Prospettive Sociali e Sanitarie" n° 1/ '98 rmativ
"La morte, la separazione e la perdita nelle famiglie dei tossicomani"
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Alcuni eventi hanno un effetto importante nella formazione della coscienza dell'individuo, nella costruzione del suo rapporto con le cose, nello sviluppo della personalità. Uno di questi è senz'altro la morte, interpretata in genere come momento doloroso, che assume la massima intensità quando riguarda una persona cara. Questo momento, in sé e per sé inevitabile, ha effetti traumatici tanto più forti quanto più è prematuro.
Esso può alterare l'equilibrio di una famiglia, formazione sociale entro cui la figura della persona, umanamente intesa, è forte di stabilità, è punto di riferimento, diventa parte delle esperienze del quotidiano. Sono stati condotti diversi studi sulle correlazioni esistenti tra l'esperienza tossicomane e quella traumatica del lutto o, in generale, della separazione. Il primo ad interessarsi al problema è stato Coleman, che ha notato come la separazione fosse elemento comune alle storie di molti tossicomani: essi, durante l'infanzia, hanno vissuto esperienze di separazione dalla propria madre o da una persona che faceva loro da madre.
Il credo religioso, la fede, costituiscono, secondo questo studio, un'efficace barriera contro la depressione, in quanto provocano un sentimento di tolleranza del dolore maggiore rispetto ad altri, forniscono una dimensione astratta dove rifugiarsi in caso di scontro con la realtà. La morte del genitore può determinare anche, se non rielaborata, una mancanza di cura e di attenzione verso i propri figli, che non aiuta il processo di identificazione degli stessi e può divenire una causa della tossicodipendenza. Per quanto riguarda il comportamento delle famiglie dei tossicomani, è possibile individuare una reazione stereotipata nel momento in cui vengono a conoscenza del problema del figlio: lo sorvegliano, non lo fanno uscire di casa se non con accompagnatori di fiducia, creano attorno a lui una situazione di allarme che talora coinvolge la famiglia in modo allargato, in quanto sono costretti a confrontarsi continuamente con il rischio Supplemento di Segnalazioni Bibliografiche Gennaio 2000 A
"Prospettive Sociali e Sanitarie" n° 16/ '98 rea informat
"SÃO PAOLO 1998
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IX Conferenza internazionale sulla riduzione del danno"
a cura di V. Agnoletto e P. La Marca A San Paolo del Brasile, dal 15 al 19 marzo 1998, si è svolta la IX Conferenza Internazionale sulla riduzione del danno. Per la prima volta la Conferenza viene organizzata in un paese “non occidentale”, chiaro sintomo di una volontà orientata verso un’analisi mondiale del problema droga, non limitata, come avvenuto in passato, al solo narcotraffico. La sessione di apertura ha avuto l’obiettivo di descrivere l’orizzonte economico, culturale, politico entro il quale si svolgeva la Conferenza. Le relazioni sono state quindi affidate a ricercatori europei, da anni impegnati nello studio della realtà sud americana e ad esperti brasiliani dei quali l'articolo riporta gli interventi. Particolarmente interessanti quelli dell’inglese Anthony Henman e del brasiliano Edward Mcrae. Il primo ha illustrato il ruolo sociale, economico e medicinale della pianta di coca in Sud America, mentre il secondo si è occupato del controllo rituale dell’uso di Ayahuasca particolare bevanda dagli effetti “enteogeni” (dal greco: che toccano dentro) e di cannabinoidi nella religione Daime. Finalmente, con la Conferenza di San Paolo, le molteplici realtà del mondo sud americano che operano nel campo delle droghe hanno avuto la possibilità di confrontarsi, ottenendo ampio spazio nel dibattito avviato.
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L'Europa delle droghe"
La situazione del fenomeno "droga" nell'Unione Europea viene esaminata ogni anno nella relazione dell'Osservatorio Europeo sulle droghe, di Lisbona. Dalla pubblicazione più recente sono emersi i seguenti aspetti relativi all'anno trascorso: - Anche se rimane grave il quadro generale, bisogna registrare una prevalenza di consumo di oppiacei nell'Europa occidentale e meridionale, a fronte di una maggiore assunzione di anfetamine endovenose, nei paesi del nord Europa, che comporta un aumento del rischio di mortalità di circa 20-30 volte. - Cambiano le abitudini dei tossicodipendenti in Europa, e poiché la droga che causa il maggior tasso di decessi è l'eroina, rimane la meno utilizzata, mentre quella di più largo consumo risulta la cannabis.
- Rimane praticamente irrisolto il problema del rapporto "carcere/droga": dal 25% al 70% dei detenuti è tossicodipendente e la maggior parte di essi si trova in carcere per reati connessi alla droga (furto, spaccio, detenzione).
- Per quanto riguarda il controllo del fenomeno in generale, la prospettiva può giudicarsi positiva, grazie alla varietà di progetti realizzati dall'Unione Europea negli ultimi anni, volti a ridurre la domanda tramite interventi di carattere sanitario, sociale, preventivo, educativo e giudiziario, come per es. i programmi educativi familiari e scolastici; i modelli di supporto "alla pari", che coinvolgono soggetti ex tossicodipendenti; i servizi cosiddetti a bassa soglia, principalmente rivolti a soggetti che si trovano in situazioni di particolare difficoltà (donne tossicodipendenti, prostitute, vittime di abusi sessuali, . . .).
Supplemento di Segnalazioni Bibliografiche Gennaio 2000 Ar
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"Animazione sociale" n° 3/febbraio '99 rmativ
"Se tutte le droghe sono tossiche"
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L'articolo riporta l'intervista a Umberto Nizzoli, direttore del Dipartimento Dipendenze Patologiche dell'ASL di Reggio Emilia, sul piano triennale di lotta alla droga, che il governo francese sta elaborando. Viene rimessa in discussione la tradizionale distinzione tra le diverse sostanze stupefacenti e vengono poste sullo stesso livello le droghe cosiddette legali, quali alcool, tabacco, psicofarmaci, e quelle illegali, eroina, hashish, ecc., in quanto il pericolo per i consumatori è legato agli effetti tossici che esse provocano nell'organismo, connessi alle quantità assunte. Tenuto conto di ciò, le sostanze vengono accorpate in tre gruppi: il primo comprende l'eroina, gli oppiacei, l'alcool e la cocaina; il secondo gli psicostimolanti, gli allucinogeni, il tabacco e le benzodiarepine; il terzo la cannabis.
La proposta politica francese rovescia le consolidate convinzioni sociali, secondo le quali sono da demonizzare le componenti chimiche delle sostanze e riporta invece l'attenzione sull'importanza della condotta e dello stile di vita dell'assuntore.
Di conseguenza diventa importante centrare le forze sulla prevenzione e sull'educazione alla salute, nella consapevolezza che la pericolosità di tutte le droghe, legali o illegali che siano, è proporzionata alla frequenza ed alle modalità d'uso.
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"Nord attacca Sud: allarme chimico"
a cura del'Obsevatoire Géopolitique des Drogues La fine del 2° millennio fa registrare in Europa, nel consumo degli stupefacenti, un'inversione di tendenza per quanto riguarda il tipo di droga richiesto dal mercato.
Infatti le cosiddette droghe naturali, cioè quelle estratte dalle piante, sembrano cedere sempre più il passo alle droghe sintetiche, prodotte in laboratorio, come l'ecstasy (Mdma o
Mdea) e le anfetamine, consumate soprattutto in Inghilterra, Germania, Italia, Spagna e Olanda,
che ne è anche produttrice.
Dopo la disgregazione della Russia e dei paesi dell'est-europeo a politica filo-sovietica (Ungheria, Polonia, Cecoslovacchia, etc.), il mercato della droga ha senza dubbio dei produttori dalle potenzialità di portata mondiale. Infatti le organizzazioni criminali di questi paesi, hanno trovato molto vantaggioso approfittare dei laboratori e dei chimici che durante gli anni della "guerra fredda" erano impegnati nella produzione delle droghe di sintesi (circa il 20-25% delle anfetamine sequestrate in Germania provengono dalla Polonia).
Oltre oceano, dopo il grande successo del crack, stanno tornando alla ribalta droghe
ormai dimenticate come la "polvere d'angelo", prodotta nell'Ontario, in Canada e consumata
oltre che nello stesso Stato anche negli USA ed in Messico.
Nonostante tutto, le droghe naturali come l'eroina e la cocaina, sembrano ancora essere quelle preferite dalla maggior parte dei consumatori, anche in rapporto al calo dei prezzi subito. La diffusione della "sintesi" non può tuttavia essere sottovalutata, in quanto, oltre a diffondersi anche in territori a densità demografica elevata (Cina), per il facile reperimento delle sostanze da cui deriva, viene prodotta negli stessi paesi in cui si consuma e paradossalmente i popoli più ricchi del pianeta (europei, nordamericani), hanno la possibilità di gestire e manovrare il monopolio di un mercato di cui il Sud (paesi africani e sud asiatici) è costretto a subire le leggi.
Supplemento di Segnalazioni Bibliografiche Gennaio 2000 Area studi ricerche
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"Safe nights"
La VII campagna di informazione sulle tossicodipendenze varata dal Ministero per la solidarietà sociale, è stata centrata essenzialmente sulle nuove droghe e non si è limitata alle consuete raccomandazioni sugli effetti nocivi derivanti dall'uso di sostanze stupefacenti ("non drogatevi perché fa male"), ma ha inteso approfondire l'argomento, rivolgendosi soprattutto ai giovani ed utilizzando linguaggi e immagini di "tendenza".
Sono stati lanciati una serie di opuscoli, quattro per la precisione, chiamati appunto Safe Nights, innovativi nel formato, pensato per poter essere nei marsupi da discoteca, ed anche nei contenuti, che mirano ad attirare l'attenzione dei giovani, attraverso l'uso del loro stesso linguaggio e vogliono coinvolgere nell'azione preventiva non solo i genitori, ma soprattutto i dj, i vocalist, gli organizzatori delle discoteche. Il tutto con l'auspicio, ovviamente anche questo innovativo, non solo di migliorare il tipo di informazione sulle droghe e di dissuadere dal loro utilizzo, ma anche di limitarne l'uso e di ridurne l'abuso, cercando di contenere i rischi diretti o indiretti.
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"Prospettive Sociali e Sanitarie" n° 9/ '98 getti
"Progetto ecstasy: un intervento di promozione
alla salute nella scuola superiore"
di L. Meroni Dunkerley - L. Grimaldi - M. Bramani Araldi In passato, osservando le problematiche legate ai giovani, si è affrontato il problema dell'emarginazione e del disagio giovanile, senza accorgersi che stavano variando i riferimenti esterni, legati soprattutto all'avvento di nuove droghe, facilmente reperibili a basso costo, la cui distribuzione non creava particolari problemi. Queste, in particolare l'ecstasy, sono diventate un vero e proprio "symbol" nelle nuove tendenze giovanili.
Gli operatori del SERT di Monza hanno avvertito quindi il bisogno di affrontare il fenomeno, predisponendo un progetto, "Progetto Ecstasy" appunto, che sensibilizzasse ed informasse i giovani sulle conseguenze deleterie dell'uso della droga, ma che sapesse anche ascoltarli, per imparare a conoscerli meglio.
A tal fine è stato elaborato un percorso di prevenzione nelle scuole superiori, dove sono stati proprio gli insegnanti a fare da tramite tra i vari servizi, le differenti figure professionali ed i giovani.
Sono state scelte le III classi, sia perché i ragazzi di questa fascia di età sembrano già possedere una buona conoscenza del fenomeno, sia perché in III dovrebbe esistere un gruppo-classe affiatato al punto tale da far sì che lo stesso diventi una risorsa.
Il fine del progetto è stato quello di prevenire il consumo di nuove droghe presso i giovani e di sensibilizzare i docenti sull'espandersi di questo fenomeno, sfruttando un iter metodologico fondato sulla costruzione di un setting relazionale teso a creare un percorso di confronto reciproco e di conoscenza critica.
Gli incontri che gli operatori del SERT hanno realizzato con i ragazzi, hanno affrontato tematiche differenti (dal divertimento e dalla ricerca del piacere naturale, al benessere fisico ed al passaggio adolescenziale), che hanno condotto ad un concetto di salute intesa non solo come "assenza di sostanza", ma anche come qualità della vita quotidiana.
Supplemento di Segnalazioni Bibliografiche Gennaio 2000 Area studi ricerc
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"Prospettive Sociali e Sanitarie" n° 7/ '98 ogetti
"Tossicodipendenza, maternità e rischio socio-sanitario del neonato"
di A. Pellon, S. Bertoletti, F. Contini, I. Pazardyiklian, A. Pagano L'espansione della tossicodipendenza ha inevitabilmente portato all'esame delle cause e delle conseguenze che tale fenomeno ha prodotto, sia a livello sociale che individuale, ed alla ricerca di soluzioni che possano, quanto meno, marginalizzare il problema.
Un aspetto molto delicato è il rapporto tossicodipendenza/maternità e l'analisi delle conseguenze che questo produce sia sulla madre che sul bambino, dal momento del suo concepimento fino allo sviluppo.
La tossicodipendenza condiziona la capacità genitoriale delle donne, influendo sul legame con il figlio e compromettendolo sotto La relazione tra la
molti aspetti, sia fisici che psicologici.
figura materna e il
I fattori interni che possono minare tale rapporto consistono nella mancanza di autostima e nelle aspettative ideali che la madre può avere rappresenta un
I fattori esterni, derivanti dalla condizione di tossicodipendenza, fondamentale per lo
possono riguardare la conflittualità nei rapporti con i familiari, l'assenza sviluppo personale
di rapporti e relazioni affettive, la precarietà economica, gli effetti dell'individuo e delle
prenatali e perinatali sui nascituri, dovuti all'assunzione di droghe. sue relazioni
Un primo studio condotto dal Centro Materno Infantile per le patologie correlate alle tossicodipendenze di Milano, su un campione di bambini tra i 6 ed i 14 anni, ha evidenziato come in essi non emergano problemi particolari.
In soggetti di età compresa tra i 12 ed i 14 anni, invece, è stata osservata una modalità di relazione interpersonale problematica, che ha avvalorato l'ipotesi di un'ulteriore ricerca condotta negli Stati Uniti.
L'analisi del fenomeno è tuttora in corso e tratta tutti gli aspetti critici: dalla mappatura delle situazioni a rischio in generale, ai rapporti tra madri tossicodipendenti e figli, alle relazioni familiari, fino allo studio delle conseguenze sui bambini.
L'articolo riporta gli strumenti di analisi, di tipo qualitativo e quantitativo, utilizzati dai ricercatori durante lo studio del problema.
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"Prospettive Sociali e Sanitarie" n° 7/ '99 progett
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Tossicodipendenza e corporeità"
Riflessioni sulla ricerca e sugli interventi La risposta alla motivazione che porta il tossicodipendente a fare uso di sostanze stupefacenti è complessa ed articolata in molteplici fattori.
È ormai riconosciuto da più parti che l’uso della droga si afferma e cresce in quelle persone che risentono più delle altre di un malessere individuale e sociale e pertanto appare più idoneo, nell'interpretazione di tale fenomeno, l'utilizzo di un approccio permeato di implicanze a più livelli: fisico, psicologico e culturale.
Gli studi condotti negli ultimi anni da più autori (Bergeret, Apolloni, Casadidio, Rochi ed altri) approfondiscono l’importanza delle problematiche corporee nella tossicomania, seguendo due livelli di ricerca: Il primo livello, di tipo teorico, si propone, attraverso l'esame della letteratura psicologica
degli ultimi due decenni, di passare in rassegna le percezioni ed i vissuti del corpo nella tossicomania.
Il secondo livello si muove nell'ambito della ricerca e presenta i primi risultati di
un'indagine sui vissuti e sulle immagini corporee di soggetti tossicodipendenti, utilizzando la tecnica del disegno dell’interno del corpo.
La letteratura psicologica
Dallo studio della letteratura preesistente emerge che i tossicodipendenti hanno una scarsa capacità di mentalizzare le sensazioni interiori ed una conseguente difficoltà nell'esprimerle verbalmente e nel comunicarle simbolicamente. Al contrario, il corpo appare un importante strumento di espressione e di comunicazione (ago mediatore di piacere, pelle che riceve, buchi come bocche da sfamare…).
Indagine sui vissuti e sulle immagini corporee di soggetti tossicodipendenti
Il disegno dell'interno del corpo, utilizzato quale strumento espressivo in una ricerca condotta su 82 tossicodipendenti di età compresa tra i 18 ed i 30 anni, ha fatto emergere il loro mondo di vissuti e di emozioni. Il campione considerato ha espresso nel disegno, sotto forme metaforiche, parte del suo mondo mentale, consentendo di individuare alcuni temi ricorrenti: il sole per indicare il bisogno di sostegno della famiglia, i fiori per simboleggiare la vita, gli animali ed in particolare le farfalle, quale espressione del bisogno di evasione e di libertà, … Gli autori concludono l'articolo sostenendo che la tossicomania, sintomo del disagio e del malessere che attanaglia il tossicodipendente, ferendone ed umiliandone il corpo ha, nel recupero di una corporeità positiva, tendente ad equilibrare nel modo più armonioso possibile gli aspetti volitivi, intellettivi, sensitivi ed affettivi della personalità, la terapia per una pronta guarigione.
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"Prospettive Sociali e Sanitarie" n° 1/ '98 getti
"Le esigenze negate dei figli dei tossicodipendenti"
Dalla relazione annuale del 1995 trasmessa al Parlamento dal Dipartimento per gli Affari Sociali, si riscontra che negli ultimi anni vi è stato un cambiamento nell'identikit del consumatore abituale di sostanze stupefacenti: ha in media 23 anni, è stabilmente occupato e normalmente integrato nel tessuto sociale.
Questo mutamento ha comportato anche una presenza significativa di tossicodipendenti Per approfondire le tematiche del disagio minorile, dovuto alla condizione di figli di tossicodipendenti e poter realizzare interventi mirati, è stato approntato un progetto di ricerca-intervento, elaborato nel '93 e condotto nel biennio '94-'95, nel territorio dell'azienda USSL 26 di Melegnano (MI).
I dati rilevati mettono in evidenza come i figli dei tossicodipendenti siano esposti ad una discontinuità nei riferimenti affettivi, per le ripetute ed inevitabili separazioni dalle figure genitoriali.
Questo avviene sia per le difficoltà del tossicodipendente di mantenere relazioni stabili, sia per il forte legame di dipendenza e delega alla famiglia d'origine.
La ricerca, inoltre, evidenzia il rischio di sofferenza psichica in cui il minore viene a trovarsi, dovuta alla carenza di cura ed al frequente turn-over delle figure di attaccamento, che gli impediscono di acquisire la certezza della disponibilità del genitore.
Sovente, infatti, questi delega a figure esterne, ma vicine al nucleo, la cura dei figli.
Negli anni passati la maggior parte dei servizi preposti alla tutela del minore, ha cercato di garantire stabilità e continuità dei riferimenti affettivi e delle figure di attaccamento, ricorrendo all'affido ai nonni.
Tale soluzione, però, non si è rivelata del tutto rispondente ai bisogni del minore, ma una sorta di "mediazione" tra le esigenze dei familiari e le risorse dei servizi.
Il futuro adolescenziale dei bambini circondati da genitori relegati nei ruoli di figli mai cresciuti e da nonni che potrebbero essere vissuti come deboli, rende incerto il periodo di "crisi" che tutti i ragazzi si trovano ad affrontare nella loro fase di crescita.
Infatti, poco favorevole in questa fase di sviluppo, si presenta il processo di identificazione. I fattori rilevanti di rischio sono: la discontinuità della presenza materna e paterna; l'instabilità del contesto ambientale per un processo di acquisizione dell'identità.
Non si può comunque affermare che i figli dei tossicodipendenti diventeranno a loro volta tossicomani, in quanto non avrebbe senso un'ipotesi di trasmissione deterministica del sintomo.
Risulta indispensabile, invece, costruire un lavoro di rete tra le diverse agenzie esistenti nel territorio (enti locali, parrocchie, scuole, centri di aggregazione) per garantire un supporto educativo-socializzante, che consenta al minore di riconoscersi "radicato" ed appartenente ad un ambiente, a compensazione dei limiti di un percorso evolutivo intrafamiliare caratterizzato da discontinuità delle figure di riferimento.
Supplemento di Segnalazioni Bibliografiche Gennaio 2000 Area studi ricerche
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"C'è ma non si dice"
E’ stato chiamato "Nottevolmente" il progetto promosso dal Gruppo Abele a
Messina, con il quale le autorità locali hanno voluto monitorare una realtà del Sud, dove
il consumo di sostanze sintetiche ha ormai uguagliato quello di altre città del Nord.

L’iniziativa ha avuto come obiettivi, oltre alla conoscenza delle caratteristiche del consumo di ecstasy a Messina, la creazione di un linguaggio comune tra gli operatori del sociale e le forze dell'ordine e l'apertura di un dialogo tra i giovani e le istituzioni della città.
In quest'ottica, gli operatori del Gruppo Abele hanno voluto incontrare i ragazzi nei loro La sede quasi obbligata dell’indagine è stata la discoteca, dove l'équipe di ricerca ha usato una serie di accorgimenti per rendersi visibile e nel contempo essere avvicinata dai giovani nottambuli.
Così hanno riscosso molto successo l'utilizzo di dj e vocalist molto famosi nel mondo delle discoteche (vedi Maurice Agosti, principe del "Cocoricò" di Riccione) quali mediatori naturali o l'impiego del body painting, la tecnica di pittura del corpo che furoreggia tra i ragazzi, come strumento di aggancio.
Fondamentale per la buona riuscita del progetto è risultata la collaborazione dei gestori dei locali, che hanno accolto alcune regole per diminuire la possibilità di rischi (prezzo del biglietto d'ingresso calmierato, acqua gratis, riduzione dei battiti per minuto della musica un'ora prima della chiusura).
Questo tipo di approccio ha permesso di interessare molti consumatori e di disegnare una realtà messinese che fin'ora risultava ignota.
Il contatto è avvenuto con circa 3600 ragazzi, le interviste realizzate sono state 170, di cui 20 qualitative, per orientare il questionario quantitativo somministrato a 150 ragazzi. I risultati sono inequivocabili: la quasi totalità dei consumatori sono ragazzi "normali" ed integrati socialmente, per lo più lavoratori e studenti, spesso di ceto medio-alto, che in genere fanno un uso sporadico di ecstasy, a volte anche in aggiunta di altre sostanze.
I giovani più a rischio, tuttavia, sono quelli dei quartieri popolari, poiché oltre ad utilizzare frequentemente tali sostanze, le mischiano con droghe pesanti.
Il progetto, in una fase successiva, ha avviato dei percorsi di formazione per gli operatori sociali che si muovono nel mondo giovanile, a stretto contatto con tale problematica.
La partecipazione di due esperti in campo nazionale sull'ecstasy, Fabrizio Schifano, responsabile del Ser.T. 1 di Padova, e Renato Bricolo, primario del Ser.T. 2 della stessa città, ha richiamato rappresentanti delle forze dell'ordine, della scuola, delle associazioni e dei Ser.T. locali.

Source: http://web.tiscali.it/scuolagiustizmin/Supplemento992.pdf

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RESUME DE THESE Domaine : Sciences de la Vie Spécialité : Biochimie et Génétique Moléculaire UFR : Biologie Appliquée et Valorisation des Ressources Naturelles Encadrant de thèse : Pr. Mohamed NHIRI Co-Encadrant de thèse : Pr. Franscisco Miguel CANOVAS RAMOS Responsable de l’UFR : Professeur Fouad SAYAH Titre de la thèse : Interaction

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